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Voltare pagina

28/10/2013
  


Ci sono volte in cui ti arrabbi… ma ti arrabbi di brutto, e con una persona cui vuoi bene, molto bene,  una di quelle persone con cui, secondo te, vale  la pena di investire in sentimenti, in parole, in “saliva”……

già, vale la pena, perché per investire te stesso in un rapporto DEVE valer la pena, altrimenti non ha senso…..

e questo qualcuno può essere il tuo compagno, l’amica dei tuoi sogni, tua sorella….. tuo figlio….. una di quelle persona, insomma, con cui vorresti poter trascorrere tutto il resto della tua vita in perfetta armonia…… e invece ti arrabbi!

ti arrabbi perché quella è una di quelle persone che, diversamente da te, ritengono che parlare sia inutile e fine a sé stesso, ed hanno l’abitudine, la pessima abitudine, di non cercare o dare spiegazioni, ma lasciar fare al tempo nella speranza che ciò che causa il dissidio si dissipi da solo…… o che tutt’al più vada a finire nella scatola delle cianfrusaglie sperando che non ce lo si ritrovi più fra le mani….. o tra i piedi…… e che invece immancabilmente rispunta non si sa come…..  non si sa perché……. non si sa da dove……. ma rispunta con prepotenza, con violenza, portandosi dietro tutto ciò che era rimasto in sospeso…..

ti arrabbi con te stessa perché tu, in fondo, lo sapevi, ma non lo volevi ammettere……

ti faceva rabbia ammetterlo…..

ti arrabbi perché a te quella situazione per cui combatti, l’importanza dei chiarimenti verbali, sembra così ovvia, così chiara, da non comprendere perché invece per qualcun altro sia  così inaccettabile…. così inutile…..

e allora insisti, perché vorresti non dico trovare un punto di incontro, ma almeno farti capire, spiegare il tuo punto di vista, spiegare perché parlare, a cosa serve parlare, ma ti scontri contro un muro e allora ti agiti, ti incazzi, ti sconvolgi, ti sbatti, lotti, insisti, nell’ennesimo vano tentativo di farti capire, ma all’ennesima sconfitta scatta irrefrenabile la parte più acida di te e ci dai dentro con ogni mezzo a tua disposizione, parole aspre, parole amare, sarcasmo, frecciatine secche, frasi smozzicate, riferimenti “casuali” più che voluti…..

eh già! questi ormai sono i tuoi modi…..

orribili, insopportabili modi: tu sai già che se semplicemente ti limitassi _come vorresti_ a chiedere di parlare per tentare di risolvere non otterresti altro risultato che l’ennesima solita domanda: “di cosa?” , o l’ennesima solita affermazione: “non c’è nulla di cui parlare”, mentre tu sei lì, ed hai appena sviscerato tutto il tuo sentire, tutto il tuo dolore, tutta la tua tristezza….

e questo affidare le tue emozioni a qualcuno che ti vuole estranea alle sue è di un dolore lancinante, soffocante, indescrivibile…..

e se tutto ciò avviene poi con qualcuno che ti ha sempre chiesto chiarezza, onestà, e tu l’hai sempre dato, centuplica il tuo dolore che si mescola inevitabilmente a delusione, per il suo esser venuto meno, e rabbia, per la tua ingenuità….

e allora continui così, ripetutamente odiando tu stessa la tua stessa voce e i tuoi modi, ma insisti ancora perché non puoi accettare di aver preso un tale abbaglio…. non puoi accettare di non aver ammesso che il confronto verbale non ha lo stesso peso né la stessa funzione per gli altri come per te…..

e ti fa rabbia, una rabbia infinita, non aver alzato scudi di difesa, ed anzi aver abbattuto non solo i muri di cinta, ma anche i fiori di contorno delle aiuole del tuo giardino interiore….

ti fa rabbia perché la scelta di dare la chiave del tuo cuore a chi mette la password per accedere al suo, la cambia e a te non la dà più, a dispetto di quanto aveva fatto e promesso di fare sempre, brucia, brucia da morire….. e fa un male cane….. fa un male cane non esser più  ”…l’unica che  può entrare e inventare l’unica possibile parola perché   torni da lontano…”…….

Momentaneamente lontano _ R. Vecchioni _ caricato da Pierpaolo Bongiorno

e così continui sempre con le stesse modalità, quasi stessi recitando la parte di un copione, partendo sempre dallo stesso punto e interrompendo sempre allo stesso modo, e vai avanti perché questa ormai è diventata la routine, vai avanti così, finché improvvisamente arriva il giorno in cui ti fermi, ti guardi e capisci……. anzi ammetti….

ammetti che hai sempre lottato contro i mulini a vento, parlato con un muro di gomma da cui le tue parole ti sono rimbalzate addosso lacerandoti il cuore…..

e accetti finalmente che non potrà mai cambiare, che è così e basta, anche se non ti piace, anche se detesti doverlo ammettere: è così e basta!

e sarà sempre così, non c’è rimedio, perché non si può trasformare il sale in sabbia, non si può cavare l’olio da una pietra….

è così perché tu vuoi qualcosa che un altro non può darti semplicemente perché non è quel che vuol fare…. o che può fare….. semplicemente perché è diverso da te ed ha obiettivi ed esigenze diverse….. o forse più semplicemente perché tu non vali più la pena ?!? ….. boh, chissà, e che importa saperlo, di fatto è così….

e allora restando ferma di fronte a te stessa rivedi tutto il tempo passato a discutere da sola, tutto il tempo impegnato nel perseguimento di qualcosa che non potevi avere, e ti chiedi il senso della tua lotta….

ed è allora che comprendi che è giunto il tempo di finirla, perché non ha mai avuto senso e ne avrebbe ancor meno ora che sai, sarebbe solo altro dolore per tutti…..

e di questo dolore ne hai sentito già tanto, già troppo, perché aggiungerne altro?…..

e non ti resta altro da fare che  prendere una semplice decisione: STOP!

….stop perché è il tempo di voltar pagina……

e nel momento stesso in cui lo accetti e lo decidi non lotti più, o, meglio, inizi un tipo diverso di lotta: quella contro te stessa, perché devi insegnarti a smetterla di chiedere, a smetterla di sperare, a smetterla di dare…… e sai che sarà dura da spuntare….. perché tu hai un fottuto bisogno di dare…… e di avere…..

ma ti fermi ancora una volta a guardarti e focalizzi che nella battaglia contro te stessa hai però una chance in più, perché tu sei disposta a parlarti ed ascoltarti, e, soprattutto, a trovare un accordo, una soluzione…….

sei sempre stata pronta a parlare con chiunque e non hai mai pensato che l’unica persona con la quale davvero avresti dovuto farlo eri tu stessa…..

e non l’hai mai fatto……

non per quel motivo….

e decidi di farlo…..

perché è il momento di farlo!

con chiarezza, con semplicità, senza troppi preamboli, con serenità e calma, senza sotterfugi, senza parole smozzicate….

amichevolmente, ma con fermezza…..

ora che hai capito come devi condurla questa “battaglia”  semplicemente ti guardi e ti dici: “ehi, tu, ma lo vuoi capire o no che ti stai rendendo la vita molto più complicata di quanto non sia già? quanto tempo ancora vuoi spendere nel vano tentativo di farti capire? e basta! piantala! metti un punto e volta pagina!”

e parti!

inizialmente dubbiosa, tentata dal tentare ancora, dal riprovarci, e lo rifai pure, ma stavolta senza false speranze, cosciente piuttosto che stai per trovarti di fronte al solito muro, cosciente dell’ennesimo rifiuto, nell’attesa dell’ennesimo buco nell’acqua…..

in effetti può sembrare che parti sconfitta, ma di fatto sei serena, è come se volessi avere l’ultima prova, o volessi dare l’ultima opportunità, ma l’ultima davvero, non quella che poi si sposta sistematicamente alla prossima volta che non sarà mai l’ultima…..

lo fai sapendo già che non servirà, che sarà un ennesimo fallimento…..

ma un fallimento costruttivo, stavolta, perché finalmente la smetti di discutere, litigare, combattere, chiedere di essere capita…… 

e continui così finché un giorno ti svegli e ti rendi conto che è finita, l’hai spuntata: sei serena, finalmente hai raggiunto la pace….. non soffri più…..

….anche se sai che se hai vinto, se non hai più terreno di battaglia, è perché non ti importa più, semplicemente questo, non ti importa più……

e ti senti libera, leggera, vittoriosa, si, ma svuotata e terribilmente triste…..

triste soprattutto per non averlo ammesso prima…..

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Armature e corazze…. antiche e moderne…..

06/10/2013
  

uhm……un tempo, per difendersi in battaglia, i cavalieri solevano indossare armature in metallo che li coprivano da capo a piedi, e talmente rigide che, se disarcionati, diventavano facili bersagli per gli avversari, a causa dell’impaccio dell’armatura stessa che  impediva loro di rimettersi facilmente in piedi

 

DSC00032belle, austere, spaventose…..

non oso immaginare un esercito di cavalieri che mi si para davanti, mi vengono i brividi…..

oggi le battaglie si combattono  a distanza, battaglie corpo a corpo che giustifichino tali difese non se ne fanno più,  ma….. siamo sicuri che l’uomo abbia smesso di utilizzare le armature?

io sono convinta di no: l’uomo continua a proteggere sé stesso dalle lotte quotidiane contro nemici più o meno noti, più o meno palesi, facendosi scudo con strategie altrettanto avvolgenti quanto rischiose e talvolta invalidanti…..

già, l’armatura oggi non la possiamo vedere, non è più così fregiata, elegante, “rumorosa”, ma la indossiamo praticamente tutti…..

ce ne sono di tanti tipi, ma sostanzialmente credo se ne possano distinguere due “categorie”: quella “dura” e quella “morbida”.

quella dura è assolutamente invisibile, perché ricopre l’anima, non le permette di rivelarsi, non le permette di “sentire” il mondo, la vita, nulla…..  

è molto rischiosa, perché spesso chi la indossa col passare del tempo inaridisce al punto che inizia addirittura a manifestarne le conseguenze attraverso la postura rigida, gli occhi freddi, il distacco dagli altri, il disinteresse per il resto del mondo…… ghiaccia l’anima ed è agghiacciante incontrarla……. difficilissimo disfarsene……

quella morbida, invece, è tutta lì, palese, ti si butta in faccia, la vedi subito, non puoi non vederla…… sembra meno difficile da abbattere, ma non è così, è altrettanto devastante, perché, nonostante non intacchi l’apertura verso il mondo, la disponibilità verso gli altri, fa sì che siano gli altri a dover scavalcare un ostacolo per poterti accogliere, amare, raggiungere……

in effetti solo chi la indossa può decidere se far passare i “colpi” che arrivano o farli rimbalzare come una palla pazza…..

di fatto entrambe pongono dei confini tra sé stessi e il resto del mondo……

ma perché si decide di indossare un’armatura? cosa fa scattare quell’allarme che dice che è il momento di “coprirsi”? e cosa fa decidere quale delle due indossare?

a questi dubbi non riesco a dar risposta, o meglio non credo ci sia un’unica risposta, cedo che ciascuno conosca la propria…….  

ad un certo punto si decide e basta, è come se si sentisse che l’unico rifugio valido è dentro di sé…..


qualche giorno fa incrociai un’amica che non vedevo da diverso tempo e lei di getto mi disse: “ma che hai fatto? perché sei ingrassata così?”


se questo episodio fosse accaduto qualche anno fa sono certa che avrei voluto sprofondare nel pozzo più profondo nelle immediate vicinanze!

e invece no: ho sorriso ed ho confermato che aveva ragione da vendere, sono decisamente ingrassata tanto ed è tempo di rimediare perché la schiena, le gambe, tutto il fisico si ribella ed urla di essere liberato…..

e dentro ero serena….. non ho provato quella “vergogna” tipica di quando si mette qualche chilo di troppo, nonostante i chili di troppo siano decisamente TROPPI!!!……

no, non è successo semplicemente perché io SO che è successo, cosa è successo, come è successo, perché ho lasciato che succedesse……..

 

……ed oggi tutto il mio fisico si ribella e chiede di essere liberato…..


già, liberato….

indossare coscientemente una di queste morbide corazze non è per nulla facile, è una decisione “seria” e quando la prendi sai già che prima o poi ti ci sentirai scomodo, per quanto protetto, e sai anche che sarà dura venirne fuori, sgusciare da lì dentro e che bisognerà esser pronti, come un tennista con la racchetta in mano, a rimandare indietro i colpi sgraditi, o a farli passare consapevoli degli effetti che ne deriveranno….

……liberato……

mi trovo sempre più spesso ad osservarmi negli specchi, ma non me nella totalità della mia figura…..

quando indossi consapevolmente la corazza morbida rifuggi ogni superficie in grado di rimandare la tua immagine, perché dentro ti senti comunque quella di sempre, non ti vuoi vedere diversa, pur sapendo di esserlo…..

mi soffermo piuttosto a guardare i miei muscoli, uno per uno, nei minimi dettagli, mi ritrovo ad immaginare di poter togliere all’istante tutto l’eccesso di grasso e poterli riscolpire per rivederli quali in realtà dovrebbero essere….. quali in realtà sono lì sotto, sotto quello strato morbido, invadente e superfluo che comincia  a darmi sui nervi……

liberato…… 

liberato da una morbida consistente corazza sotto la quale mi sono rifugiata per “difendermi” da quel “qualcosa” che mi addolorava profondamente ma contro il quale mi sentivo impotente…….

il mio corpo oggi esige la libertà…..

i miei occhi chiedono di poterlo reincontrare per quello che dovrebbe essere piuttosto che per quello che è diventato……

 

dalla pancia, dallo stomaco, dalle viscere, parte uno slancio verso l’esterno che improvvisamente si smorza…… si arrende…… torna indietro…….

….è un grido smorzato….. soffocato…..


e allora io mi chiedo: “ma sono pronta?”


“sono pronta davvero ad uscire allo scoperto?”


e se non lo fossi?

quale parte di me ha diritto alla priorità?

quella dentro o quella fuori?………

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