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Il Dolore

20/09/2017
  

capita a tutti di vivere un momento della propria vita nel dolore, un momento che può durare anni o mesi, non importa, e non importa nemmeno da cosa nasca….

il dolore è dolore…

può essere la perdita di una persona, di un animale, di uno stato…..

una perdita…..

il dolore è sempre causato da una perdita, e per perdita non intendo necessariamente morte fisica……

mettiamo, per esempio, che hai perso un amico: sai che quel qualcuno non ci sarà più per te, che è diventato un luogo, uno spazio, un tempo, una dimensione che non ti appartengono più, mai più, per sempre….

non ti piace, ma lo devi accettare, proprio come fosse sceso il velo nero della morte…..

non ti piace, ma lo devi accettare…..

per fortuna, quando viviamo una situazione così drastica, ci salva la nostra parte razionale che ci impedisce, dopo un tempo incommensurabile_perché non lo può stabilire nessuno il tempo che occorre_ di permanere in quel dolore, e ci scappa di ridere, ci scappa di sognare, ci scappa di desiderare, fino a volerlo fare coscientemente, proprio come succedeva prima della perdita, e qualche volta, se siamo fortunati, riusciamo anche a dimenticare di avere un buco nel cuore…..

perché allora, all’improvviso, succede che torna tutto a galla e ci è insopportabile continuare a vivere come fosse niente?

ci siamo solo raccontati bugie?

abbiamo mentito a noi stessi mentre ridevamo, sognavamo, desideravamo?

cos’è quel senso di vuoto e quell’altro di inutilità che premono da dentro fino a voler scoppiare fuori e, quando non ci riescono, implodono e ti lacerano l’anima?

perché il dolore si insinua lieve uscendo da quell’anfratto dove l’avevi chiuso, credevi a chiave, fino a invadere ogni tua cellula?

perché non la riesci a buttare la chiave di quella porta dietro la quale l’avevi bloccato?

possibile che dopo tutto il tempo trascorso, dopo tutte le risate esplose, i desideri appagati, i sogni rincorsi, il dolore sia sempre lì, pronto a farti male, come fosse il primo giorno?

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Bleff

17/09/2017
  


Bleff, giovane stambecco che ha deciso di vivere in solitaria nonostante la sua natura gregaria, quasi un vecchio in ritiro, ogni tanto fa ritorno ai luoghi dove sa che può incontrare il suo branco d’origine.

Avviene all’improvviso, sente che è il momento di raggiungerli, e decide di andare.

E così fa anche stavolta e si incammina baldanzoso pregustando l’accoglienza che riceverà.

Arrivato, però, inizia a guardarsi intorno sconcertato: non c’è nessuno e questa scoperta lo intimorisce.

I pensieri iniziano ad accavallarsi ed è sempre più spaventato, fin quasi a procurarsi un attacco di panico…

Sa bene cos’è il panico, è quel mostro generato dai suoi stessi pensieri che lo mette spalle al muro e non gli consente di essere lucido, e che non riesce a fermare in tempo nonostante sappia di poterlo distruggere esattamente come l’ha partorito e nonostante si sforzi per riuscirci…

……..il cuore all’impazzata, inizia a sudare, le zampe gli tremano… accidenti, eccolo il mostro!

…..“ma dove diavolo saranno finiti gli altri? Che sarà successo? Che siano stati sterminati da un branco di lupi? O semplicemente che abbiano deciso di spostarsi altrove? No! Non mi avrebbero mai lasciato solo!”…..

vorrebbe cercare indizi, trovare risposte, ma non può far altro che restare lì, schiacciato contro la parete rocciosa, unica sponda certa e sicura del momento, in preda a mostruosi presagi di morte e solitudine!

                                            ……la solitudine….…

……già, lui vive da sempre solo per sua scelta, per quel suo bisogno di mettersi alla prova e vincere sé stesso, ma mente quando si dice, per convincersene, di poter fare a meno degli altri, perché in realtà il suo vivere ramingo è un bleff, proprio come il suo nome, nome con cui ha dovuto fare i conti fin da piccolo, quando era terrorizzato ogni volta che doveva affrontare i combattimenti per allenarsi alla vita…

….lui, il più possente del branco…. tutti si aspettavano sempre da lui grandi risultati e questo gli impediva di confessare le sue paure, e per questo assumeva quegli atteggiamenti di sfida, fin quasi a diventare uno sbruffone…

….quegli atteggiamenti che lui stesso detestava e che lo avevano spinto ad allontanarsi e vivere la sua vita lontano dagli altri, ma ben cosciente che, per quanto affianco a lui non ci sia stato mai nessuno con cui condividere la scoperta di altri luoghi né una semplice passeggiata, lui ha sempre saputo di non essere mai stato realmente solo, lui ha sempre saputo che il suo branco è sempre stato lì, pronto ad accogliere ogni suo ritorno per dargli la forza di affrontare il prossimo viaggio….

                                      …….ed ora…………

………….tornare e non trovare più le sue certezze, lo sgomenta………..

 

………come farà a vivere, da adesso, davvero solo?………..

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